Archive for aprile, 2004

SEMPLICI INDICAZIONI PER COMPRENDERE LA RIFORMA DELLA SCUOLA

Posted in Articoli  by staff | aprile 30th, 2004
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Per favorire una comprensione anche dei non addetti al lavoro provo ad elencare sinteticamente i punti principali del primo decreto legislativo che dà attuazione alla riforma della scuola, relativamente al primo ciclo di istruzione.

•  La struttura scolastica : resta sostanzialmente quella attuale con la scuola dell’infanzia (durata 3 anni), la scuola primaria (durata 5 anni) suddivisa in un primo anno e in due successivi bienni, la scuola secondaria di primo grado (durata 3 anni) suddivisa in un biennio e in un terzo anno in raccordo con la scuola superiore. Sparisce l’esame di quinta elementare, resta invece confermato quello di terza media. L’altra novità, sbandierata di mass media, ma a mio parere di secondaria importanza rispetto all’impianto complessivo, è la possibilità della iscrizione in anticipo: i genitori, se vogliono, possono iscrivere alla scuola primaria i figli che compiono i 6 anni entro, gradualmente, il 30 aprile dell’anno successivo e alla scuola dell’infanzia quelli che compiono i 3 anni entro la stessa data.

•  Il tempo scuola : l’orario annuale è di 891 ore (pari a 27 ore settimanali) a cui si aggiungono nella scuola primaria 3 ore settimanali e nella scuola secondaria di primo grado 6 ore settimanali, la cui scelta è facoltativa e opzionale per gli allievi (ma le scuole sono tenute a proporle!) e la cui frequenza è gratuita. La scelta è operata dai genitori al momento della iscrizione. A queste ore si può aggiungere la mensa fino ad un massimo di 10 ore settimanali nella scuola primaria e di 7 nella scuola media.
Proviamo ad esemplificare per capire meglio. Oggi l’alunno iscritto ad una classe a tempo pieno nella scuola elementare generalmente frequenta dal lunedì al venerdì dalle ore 8,30 alle 16,30; con la riforma, l’alunno che è stato iscritto alle 30 ore più la mensa farà esattamente lo stesso orario. Nella scuola secondaria di primo grado invece passiamo dalle attuali 30 ore settimanali (36 nel tempo prolungato) ad un orario che prevede dalle 27 alle 33 ore settimanali. Si é quindi di fronte ad una riduzione dell’orario scolastico, ma occorre ricordare che la richiesta del tempo prolungato nelle medie tranne alcune eccezioni è in forte diminuzione; la proposta invece di alcune attività interessanti (penso ad esempio ad un potenziamento delle lingue straniere, ad attività pratiche e/o musicali, a corsi di scrittura creativa…) porterà, come è già avvenuto per le iscrizioni di quest’anno, ad un aumento dell’orario minimo previsto.

•  Le materie : fin dal primo anno della scuola primaria vengono introdotte l’inglese e l’informatica, quest’ultima intesa non come materia a sé ma come strumento di comunicazione. A partire dal primo anno della scuola secondaria di primo grado si studia una seconda lingua europea. In entrambi gli ordini di scuola si aggiunge poi l’Educazione alla convivenza civile, suddivisa in educazione alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute, alimentare, all’affettività. Non si tratta di materie in più, ma di attività inserite nel normale lavoro scolastico.

•  Competenze dello stato, autonomia delle scuole : spariscono i vecchi programmi stabiliti centralmente ed uguali su tutto il territorio nazionale da Bolzano all’isola di Pantelleria. In attuazione del Regolamento della autonomia, in vigore dal 1999, lo Stato centralmente fissa gli obiettivi generali del processo formativo e gli obiettivi specifici di apprendimento; tocca alle scuole determinare responsabilmente i percorsi di apprendimento, le attività didattiche, le modalità concrete per raggiungere gli obiettivi fissati. E’ questo uno degli aspetti più interessanti della Riforma: basta con il soffocante centralismo di stampo napoleonico, più potere e più responsabilità alle scuole, che diventano così protagoniste in prima persona nel loro lavoro con gli alunni.

•  L’insegnante tutor : in ogni classe viene individuato un docente tutor che, in piena collaborazione con gli altri docenti, coordina le attività educative e didattiche, segue in modo particolare il percorso formativo degli alunni, cura le relazioni con le famiglie.

•  La valutazione : rimangono in vigore le attuali schede trimestrali e/o quadrimestrali. Ai fini della validità dell’anno scolastico è richiesta la frequenza di almeno ¾ dell’orario annuale. Viene introdotto per ogni alunno il Portfolio delle competenze individuali che raccogliendo prove scolastiche significative, materiali prodotti dall’allievo, osservazioni dei docenti e delle famiglie documenta via via il percorso formativo compiuto dall’alunno, i risultati raggiunti, gli interessi manifestati.

•  Il contributo delle famiglie : il ruolo dei genitori riacquista significato. Con la riforma essi sono chiamati ad esercitare una libertà di scelta educativa (scelgono l’orario, l’eventualità dell’iscrizione in anticipo), ma soprattutto mantengono rapporti con i docenti e con il tutor e partecipano direttamente al percorso formativo del figlio collaborando alla compilazione del Portfolio. E’ questo a mio parere il secondo aspetto importante della riforma: la riaffermazione del ruolo e della responsabilità dei genitori. Sento già serpeggiare l’obiezione: ma oggi ci sono famiglie che non vivono una responsabilità educativa nei confronti dei figli. E’ vero, purtroppo, ma non può essere questo il motivo per mettere ai margini la famiglia. Se si applicasse lo stesso concetto allora, vedendo il lavoro di alcuni insegnanti, si dovrebbero chiudere tutte le scuole!

Roberto Rossetti

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OCCHIALI ROSA 2

Posted in Articoli  by staff | aprile 10th, 2004
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Francamente, dal 10 gennaio, tre mesi fa (si scrive così, senza accento; chi scrive con l’accento sbaglia) mi sarei aspettato di essere subissato, seppellito, ricoperto di NOTIZIE BUONE, ma non è stato così. Solo una lettrice è intervenuta, promettendo racconti ottimisti. Non l’ha fatto, per ora. Parlo d’ottimismo realista, quello che non censura dolore, vecchiaia e morte, ma sa che non sono né l’unica né l’ultima parola sulla vita. Com’è scritto nel III capitolo, paragrafo 4 punto a, del testo “Perché la Chiesa” di Mons. Luigi Giussani.

Non ci sono NOTIZIE BUONE? Non ci badiamo? Mah ?

Ne ho trovate due, dalla stampa.

“ UN CUORE SANO ? BASTA AVERE DEGLI AMICI?”

CityMilano, quotidiano a diffusione gratuita, nel numero del 16 febbraio 2004, informa che un’equipe svedese, paese serio, luterano, un po’ tetro, dal clima orrido, ha studiato 700 individui (dice così; ma non è più bello dire: “persone” ?) per 15 anni. Che ha scoperto? Gli uomini che hanno amici su cui contare, che hanno una buona vita di relazione, dimezzano quasi (-45%) il rischio di problemi cardiaci. Gli uomini, poi, che possono contare sul classico amico per la pelle, quello che non ti abbandona mai, su cui puoi sempre contare nel bisogno, rischiano ancora meno (-58%). L’amicizia fa bene alla salute anche di chi fuma, mangia male, non fa attività fisica.

Come mai? L’equipe non capisce i motivi di tale legame, li sta studiando; però è così.

Non è una notizia straordinaria? Non è una precisa conferma dell’esperienza cristiana ? Il cristianesimo è così vero, corrisponde tanto ai bisogni profondi dell’uomo, che, senza studi, ha capito che l’uomo sta meglio in un popolo, in un’amicizia, in una trama di rapporti accoglienti. Il Figlio di Dio mi dice: “Sei un amico, non un servo”

Lo ha detto Giancarlo Cesana a Berlino (dicembre 2002):

” Noi facciamo molte cose nella speranza di essere amati, mentre è molto più bello fare perché si è amati. Questo toglie l’ansia.

La cosa più importante è l’amicizia: dobbiamo impegnarci a coltivare questa amicizia (se non hai il pane da mangiare, ma hai un amico, lui te lo darà).

L’amicizia é data, perché la vita é piena di problemi: la vita non è garantita; ci sono gli incidenti, la morte, i dispiaceri… L’amicizia non è data per risolverli automaticamente, ma per aiutarci a viverli, ad affrontarli”.

Cesana, senza averne l’intenzione, dà anche una spiegazione all’equipe svedese sui minori rischi cardiaci: è ridotta l’ansia, che spezza il cuore.

Allora coltiviamo l’amicizia, costruiamo l’amicizia. Usiamo l’amicizia come criterio per vivere. Scegliamo le vacanze, con chi stare, dove lavorare, dove mandare i figli a scuola, come accumulare i soldi e come spenderli per amicizia.

Non startene nel tuo buco, nella tua casina silenziosa. Solleva i tuoi glutei, vinci la sciocca pigrizia, e incontra gli amici. Allena il tuo cuore, oltre che il tuo corpo. Starai meglio.

CANTA CHE TI PASSA? NO, NON TI VIENE PROPRIO

Da un altro paese progredito, dal bel clima, la California arriva un’altra bella notizia. Cantare, la preparazione al canto, il dopo canto aumenta le difese immunitarie. A San Diego esiste lo Scripps, un centro di ricerca megagalattico con migliaia d’addetti, laboratori da fantascienza, mezzi a non finire, dove studiano americani, cinesi, indiani, egiziani e bressesi. Bene, gli studiosi dello Scripps hanno scoperto che cantare fa bene alla salute, fisica. Se cantiamo, quando cantiamo, addirittura prima di cantare, e dopo aver cantato, per molte ore, il nostro sistema immunitario funziona meglio, è più attivo.

Il proverbio “Canta che ti passa” non solo ha ragione, ma è addirittura è minimalista. Le nostre mamme che in casa cantavano, anche perchè non ascoltavano la radio, insegnavano ai noi bambini a cantare, ci hanno aiutato ad esseri più sani. Le nostre nonne che cantavano al lavatoio, mentre sbattevano i panni, o nei campi mentre falciavano, si sono aiutate ad essere robuste. Gli Alpini, che hanno fatto del canto la coscienza della vita, se la sono cavata proprio perché cantavano. Le nostre moglie che, cantando, hanno insegnato ai figli ad amare il canto e a cantare, li fanno stare meglio.

La Chiesa cattolica ha fatto del canto una colonna portante della vita liturgica e un’abitudine del popolo di Dio. Forse un giorno scopriranno che cantare male, senza gusto, senza ritmo, senza seguire nessuno, senza nessuno che guidi, fa male alla salute, perché deprime.

Come avevano ragione i nostri responsabili, quando eravamo ragazzi, ad obbligarci a cantare!

Allora canta, anche se non ne hai voglia! Canta!

 

Edoardo Marinzi

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