{"id":110,"date":"2004-05-21T14:15:52","date_gmt":"2004-05-21T12:15:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ccmanzoni.it\/public\/?p=110"},"modified":"2008-05-10T14:18:04","modified_gmt":"2008-05-10T12:18:04","slug":"faccia-a-faccia-con-la-musica-prima-edizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ccmanzoni.it\/public\/faccia-a-faccia-con-la-musica-prima-edizione\/","title":{"rendered":"Faccia a faccia con la Musica (prima edizione)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: black 1px solid;\" src=\"http:\/\/www.ccmanzoni.it\/img\/faccia_a_faccia.gif\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"595\" \/><\/p>\n<p>Giulio Mandara racconta il primo degli incontri:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"left\"><strong>UNA MUSICA PU\u00d2 FARE&#8230;..<\/strong><br \/>\n<em>&#8220;Tempo&#8221; e &#8220;ritmo&#8221; nella musica del &#8216;900<\/em><\/p>\n<p>Da Sant&#8217;Agostino a Kant, da Vivaldi ai Beatles e a Caetano Veloso, passando per la musica etnica e il modello ipnotizzante New Age, fino alle ultime sperimentazioni che traspongono in suoni e ritmi la realt\u00e0 virtuale.<br \/>\nSono alcuni flash da una serata con il Mo Roberto Andreoni, Direttore dell&#8217;Accademia Internazionale della Musica di Milano (gi\u00e0 Civica Scuola di Musica), docente di composizione e compositore egli stesso. Con l&#8217;aiuto di una presentazione in Power Point e di alcuni esempi musicali (e non solo) ha condotto il pubblico della Sala Conti di Bresso alla scoperta di alcuni concetti base della musica: tempo e ritmo. Talmente dati per scontati che anche i suoi allievi diplomandi non sanno darne una definizione scientificamente esatta. Gi\u00e0: perch\u00e9 la musica &#8211; almeno quella occidentale &#8211; ha delle regole base molto rigorose, che solo parte dei musicisti colti del XX secolo si sono incaricati di contraddire, tanto da risultare sgraditi al gusto medio.<br \/>\nIl tempo \u00e8 quello cronologico che viene scandito in pulsazioni (beat), raggruppate in base ad accenti che portano a uno schema regolare, ripetibile e prevedibile (pattern), di appoggio e levata, battere e levare, arsi e tesi. Lo sapevano gi\u00e0 i greci, ma oggi sappiamo che questo modo di percepire il ritmo musicale \u00e8 dovuto a una legge psico-acustica, detta dei raggruppamenti.<br \/>\nIl ritmo poi \u00e8 fatto di tanti altri elementi: agogica, fraseggio, forma, ed \u00e8 dato dal modo di organizzare la durata dei suoni (o comunque degli eventi sonori) all&#8217;interno di quella stanza vuota che \u00e8 il metro, la misura (2, 3, 4 tempi) in cui si articola la sequenza di pulsazioni iniziata dall&#8217;accento principale.<br \/>\nAbbiamo dovuto citare termini inglesi, perch\u00e9 quelli italiani sono troppo generici: gli italiani usano &#8220;tempo&#8221; per tutto: pulsazioni, ritmo, velocit\u00e0, misure&#8230; E pensare che la velocit\u00e0 delle pulsazioni (agogica) viene indicata in modo univoco in tutto il mondo proprio con termini italiani: Adagio, Allegro, Presto&#8230; Ma in base a cosa, quando non c&#8217;erano metronomi e orologi? In base alla velocit\u00e0 del passo dell&#8217;uomo.<br \/>\nBene, questa \u00e8 un po&#8217; di teoria musicale occidentale. Il &#8216;900, definito da Andreoni &#8220;il secolo della sincope&#8221; ha sentito le regole tradizionali del ritmo, del pattern, degli accenti, come gabbia vincolante da cui uscire. E ha deciso che le note principali e i relativi accenti non dovevano cadere in battere: ecco il concetto di sincope. Tutta la musica Jazz e latino-americana \u00e8 giocata su questo. Pi\u00f9 ancora quella africana: il ritmo non si conta, si cadenza con la danza. Il ritmo cambia a seconda di quante volte in una sequenza di pulsazioni appoggio le gambe per terra. Per l&#8217;africano la musica richiede il ballo, il coinvolgimento del corpo.<br \/>\nE infine ci sono le derive della musica contemporanea: quella commerciale, banale fino all&#8217;ossessione, giocata sullo schema ABA e sull&#8217;uso irrinunciabile di batteria e chitarra elettrica, come se senza queste il ritmo non esistesse. E quella della la musica colta, che scavalca i concetti base tradizionali del ritmo fino a perdere il &#8220;battere&#8221; e creare sequenze infinite di suoni, con un effetto angosciante (come in &#8220;Caduta&#8221; di Jean Claude Risset). O ancora a sovrapporre orchestre e cori che eseguono brani autonomi e tutti diversi per ritmo e strumentazione, come fa Ennio Morricone nella scena finale di &#8220;Mission&#8221;, ripresa per le Olimpiadi di Los Angeles come metafora della convivenza di razze e popoli diversi. Fino allo studio &#8220;Canone a X&#8221; di Conlon Nancarrow, compositore americano del &#8216;900 che ha bucato il tamburo di una pianola meccanica in modo da ottenere l&#8217;incrocio, a X appunto, di due scale di suoni, una ascendente che va infittendosi, e una discendente che va diradandosi, con ritmi totalmente sfasati, eccetto nel punto d&#8217;incrocio delle due scale, in cui i due suoni sono sincronizzati. La fine del brano, che dura pochi minuti ma sembra un vortice infinito, \u00e8 una vera liberazione.<br \/>\nTutte queste teorie e tecniche meritano di essere conosciute per farsi un senso musicale critico e distinguere la musica dal semplice suono, che pu\u00f2 diventare perfino uno strumento di manipolazione pi\u00f9 o meno occulta. Ma soprattutto, mai spegnere la passione, la curiosit\u00e0 sincera per il mondo dei suoni.<\/p>\n<p>Giulio Mandara<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulio Mandara racconta il primo degli incontri: UNA MUSICA PU\u00d2 FARE&#8230;.. &#8220;Tempo&#8221; e &#8220;ritmo&#8221; nella musica del &#8216;900 Da Sant&#8217;Agostino a Kant, da Vivaldi ai Beatles e a Caetano Veloso, passando per la musica etnica e il modello ipnotizzante New Age, fino alle ultime sperimentazioni che traspongono in suoni e ritmi la realt\u00e0 virtuale. 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